Il mito della libertà

25 04 2011

Il grande Giorgio diceva che la libertà non è stare sopra un’albero, non è il volo di un moscone, non è uno spazio libero… ma la libertà è partecipazione.

Infatti la vera democrazia dovrebbe essere un fatto di partecipazione, non di rappresentanza!

Ecco quindi perchè oggi possiamo dire che NON viviamo una vera libertà: da sessant’anni soffriamo una realtà schizofrenica, da una parte il potere ufficiale arroccato nella difesa dei suoi privilegi senza un minimo di collegamento ed attenzione ai bisogni della gente, dall’altra la gente che esprime la SUA libertà negli spazi rigogliosi del volontariato.

Ma sorge una domanda: questo bisogno di partecipare esprime il desiderio di un cambiamento concreto della realtà? Non è così scontato che pur donando il proprio tempo per solidarietà verso gli altri esprimiamo la consapevolezza di voler cambiare. Anzi, a volte, è semplicemente un atto di remissione al sistema, una rinuncia a cambiare veramente e contemporaneamente soddisfare l’esigenza di pulire la propria coscienza.

Si perchè voler cambiare le cose vuol dire aver compreso che nulla può cambiare veramente se prima non si accetta di cambiare sé stessi!

Ecco la vera libertà! saper essere padroni di sé (Se-ci-fosse-un-uomo_Gaber-Luporini1999).

Ma qui viene il bello, sconvolgente concetto che, essendo noi oggetto di una grande burla (Lo_scherzo_cosmico_C-Trungpa), siamo sottoposti ad una incessante dinamica di affermazione della propria esistenza che verifica continuamente sé stessa in relazione condizionata con il NON sé e quindi per questo motivo non troverà mai, in questo contesto, la libertà di essere veramente e solo sé stessa essendo in continuazione dipendente ed interconnessa con tutto il resto delle cose.

Ecco quindi che la libertà è un mito, qualcosa di essenzialmente irraggiungibile poiché estranea collocata al di fuori del contesto reale della dimensione umana.